Luciano Damiani

AUTORITRATTO

Voci chiare e voci scure
a piani sovrapposti



Interpreti
Donne Uomini
Voci chiare Voci chiare
Voci scure Voci scure


Regia dell'Autore

PRIMA SERATA


PROLOGO: IL FUNERALE
In questo particolare momento che l’inquietudine domina la condizione umana l’assistere al proprio funerale è un utopico desiderio di molti che li rassicura….questa è la prova generale del mio.Lo ripeteremo tutte le sere di spettacolo ed io soddisfatto dormirò tranquillo ….Risparmieranno le spese per i fiori e le corone gli Enti Pubblici e le Istituzioni….risparmieranno l’ipocrita struggimento alcuni parenti e conoscenti….
LITANIA:
A Vienna all’Accademia di Belle Arti titolare a vita della Cattedra di Scenografia….
A Milano Accademico di Brera…..
A Verona Regista Scenografo Costumista….
A Genova a Bologna a Trieste Architetto di Teatri e dell’effimero.
A Berlino a Brema ,Parigi ,Stoccarda Regista ….
A Bologna pubblicitario cinematografico……
A Lione ,Parigi,Buenos Aires, Montevideo,San Paolo,Rio de Janeiro,Varsavia,Amburgo,Zurigo,Vienna,Scenografo,Costumista .a..a…
Regista …..con Strehler, Carpi, Lunari, Puecher, Tolusso, …a
Ferrara, Modena, Lugano, Pavia, Fidenza, Reggio Emilia, Carpi Mirandola, Bergamo, Brescia, Massa Carrara, Prato, Pisa, Rosignano Solvay,Siena, Arezzo ,Perugia, Sulmona, L’Aquila,
Napoli, Benevento, Teramo, Jesi, Ancona ,Pesaro, Piacenza, Legnano, Cremona, Padova, Treviso, Verona, Rovereto,Bolzano,
Savona, Cornigliano, Sesto San Giovanni, Crema, Gallarate, Cesano Maderno,Valenza Po, Varese,….Concorezzo….
A Roma costruttore del Teatro di Documenti al Testaccio….
.(si apre il sipario)
Dopo una lunga agonia si è dischiuso il sipario sul funerale rivelatore del particolare momento in cui versa la vita di questoTeatro..Meditate,meditate,meditate,…….mendichiamo,…..
mendichiamo,.. meditate….. meditate….,meditate,…mendichiamo …mendichiamo … … mendichiamo….Meditate… mendichiamo
Meditate …mendichiamo…
(La questua.La litania ripetuta fino al Recunsolo..)

AL RECUNZOLO
Deponete i funerei veli………. mitigate il Nostro dolore al Recunsolo con le Vostre risate……
Fox-trot
Ascoltate..ascoltate..as scol ta te….!
Sovvertire lo schema è la filosofia del Teatro di Documenti come atto liberatorio è …lo scopo!
I Sipari di Autoritratto,nel gioco del Teatro nel Teatro mutano lo spazio del Sogno nello spazio del Reale.Si aprono su ricordi di vicende passate e testimonianze di protagonisti del Teatro Italiano del Secolo scorso…….Ma chi se ne frega!

Come..come ,come…?

Si Si Sipari di Autoritratto di autoritratto to o o rivelano la vera ragione del perché il Teatro di Documenti si chiama così! Teatro della libera scelta ….dell’assistere….. e della partecipazione ne e e e!…..(campane)
(risate)


Il suono delle campane è l’invito a chi sceglie l’arco di sinistra di stare- sotto -…chi sceglie l’arco di destra – sopra- e nell’intervallo cambiare il posto…...



( lontano riprende la litania)
(luci) (si apre la botola sale lo specchio)

(Il Pubblico ha preso posto gli Attori pure)


(buio- fox-trot)





(lentamente la luce)



Sono nato a Bologna il 14 luglio 1923 in via Sebastiano Serlio ,scenografo del ‘500. Oggi vivo in questo Teatro che ho costruito.con le mie mani.....e guarda il caso... in via Nicola Zabaglia, il capomastro costruttore del Teatro Argentina!”…… Il segno del destino!.

(luce e immagini *)

Mia madre il 17 agosto del 1982 dettò le sue ultime volontà... A mio figlio ,Luciano ,lascio i sei cucchiai d’argento, le sedie della cucina... quattro. La macchina da cucire.Le tovaglie e i tovaglioli... dieci….I lenzuoli... due... e i miei ricami tutti.
Era la terza... di undici figli... Aveva smesso di coltivare i campi per andare a lavorare... in città...
Mio padre era figlio di un’operaia della manifattura del tabacco... di Modena e... di N.N... genitore sconosciuto... un marchio che lo tormentò per tutta la vita... La madre lo allevò da sola e quando ebbe l’età, gli trovò un lavoro... come postino.


Diceva di essere un repubblicano... un repubblicano storico... non diventò... fascista perchè uccisero in ufficio un collega, con una pugnalata alla schiena...

Fox-trot

Quando Remo Damiani incontrò Fuzzi Cristina, era già impiegato alle Poste. Dal loro matrimonio nacquero tre figli: Bruno, Luciano e Franco. Bruno era il più forte, il più intelligente, il più studioso. Franco, l’ultimo, morì di morbillo a 18 mesi.Io Luciano era quello di mezzo, distratto, solitario, dispettoso, sognatore.

La mia prima infanzia l’ho vissuta alla Bolognina, un rione popolare. Dal mio terrazzo vedevo la Chiesa del Sacro Cuore e l’Istituto dei Salesiani con il campo da calcio;,dove, io appoggiato al palo della porta stavo a guardare.; così un giorno mi arrivò un pallone in faccia. L’aveva calciato Gianni, figlio di un ortolano che al mattino portava , cantando, le verdure al mercato. .. in testa aveva il fez dei bersaglieri. Gianni dopo trent’anni lo incontrai al Teatro alla Scala:004.bis- tif “ Ma che ci fai tu qui?” “Io canto” - disse. Era il tenore Raimondi. “E tu?”. “Lavoro: sono uno scenografo,........ “

Fox-trot –

Un giorno di sole, mentre giocavo sul terrazzo vidi una grande nuvola rossa alzarsi verso il cielo, oscurandolo.
Quando si diradò, la cupola della Chiesa del Sacro Cuore non c’era più...
Corsi a bussare alla porta della cucina. “Mamma, mamma guarda! Guarda!”. Lei mi prese,mi mise il tovagliolo e mi fece sedere a tavola. Solo... quando tornò mio padre che le disse: “Hai visto: è crollata la Chiesa! E’ crollata la chiesa!” Lei aprì la finestra , si mise le mani in testa, si fece il segno della croce due volte,mi dette uno scappellotto e mi disse: “Perché non me l’hai detto? Ma perchè non me lo hai detto?”

Fox-trot

Il crollo della cupola non mi impressionò, fu per me uno spettacolo... ma il terremoto no: mi terrorizzò. Abitavamo all'ultimo piano e una sera, durante la cena... una scossa più forte delle altre fece crollare in parte il camino. Alcuni pezzi di mattone caddero sulla mia tazza rompendola, il latte mi schizzò in faccia. Preso dal panico urlando scappai... tutti finimmo a dormire nei vagoni merci della ferrovia. Eravamo in tanti... ..terrorizzati.

Fox-trot

Quasi sempre “prima” di andare a scuola mi fermavo dal giornalaio a leggere sul Corrierino dei Piccoli i racconti del Signor Bonaventura , poi salivo sul ponte di Galliera che scavalca la ferrovia e lì intercettavo il fumo delle vaporiere... respirandolo mi inebriava!... Una volta, attraversando il ponte correndo alla ricerca dello sbuffo... urtai con la testa un palo di ferro. Forse fu il colpo che mi fece tornare in mente che mia madre mi aveva incaricato di giocare al ”Lotto”. Era tardi, feci di corsa la discesa, ma quando arrivai la saracinesca era chiusa. Quei tre numeri uscirono. Uscirono sulla ruota di Firenze... mia madre, novantenne, ancora me lo rinfacciava. “Quella vincita... Luciano, quella vincita avrebbe cambiato la tua vita!”

Fox-trot (buio-luce)

“ Tredicesimo anno dell’era fascista.”….

Avevo 10 anni, le vacanze estive le passavo in montagna, alla “Casetta” dagli zii materni. Mi piaceva il vecchio casale, mi piacevano le stalle, le cantine, il fienile,le galline, le uova, la legnaia, i carri, gli aratri... mi piaceva tutto: l’odore del letamaio, i maiali, i tacchini, i conigli: rimanevo per ore ad osservarli. Sedevo fuori alle feritoie della stalla dei buoi dove potevo tirandogli i peli del muso, sollecitare il loro muggito per annusarne l’alito caldo. Ai miei genitori sembravo strano, soprattutto diverso... dal fratello più considerato, più ascoltato...
“Stai zitto! Tu non capisci niente!”. Questa frase, che mio padre mi ripeteva spesso.. mi costrinse ad un isolamento dispettoso.
Ma non sempre stavo da solo, a volte assistevo nella grande aia ai giochi di mio fratello e di mio cugino Peppino che lottavano con un vitello tentando di abbatterlo. Mio fratello Bruno aveva da poco superato una grave pleurite, curato con le lumache... dalla zia Eva, guarì. Crebbe forte e muscoloso: un peso massimo di lotta greco-romana e a quella disciplina sportiva cercò di educarmi..

Fox-trot

Finite le elementari, mio padre mi iscrisse all’Istituto Tecnico “Guglielmo Marconi”. Una nuova opera del Regime, che... considerò meritevole....

Fox-trot

A me piaceva disegnare, ma mio padre non era interessato alla mia attività artistica mi voleva geometra o ragioniere. Mia madre invece mi procurava le foto dei parenti defunti perché li riproducessi... ingranditi... e spesso mi dicevano essere più somiglianti.
Sembravo destinato a non ritrarre mai persona “viva” quando una bella giovane zingara vide dal macellaio un mio lavoro e volle il ritratto. Fu il primo a colori e quando, incorniciato, lo consegnai.. ero emozionato... e innamorato..di lei.
In quell’anno feci per la scuola, molti ritratti di Mussolini... ma poi l’insegnante di disegno mi cambiò soggetto. Mi fece riprodurre animali... dall’Enciclopedia della Scienza e..... Madonne e ....putti di Raffaello e Guido Reni .
Li disegnai così bene che l’insegnante decise di farmi partecipare alla Prima Giornata della Tecnica.
Il Preside mi invitò a presentarmi in “divisa”e presidiare, sull’attenti, le mie “opere”. L’Eccellenza Pozzulu, un Gerarca fascista, che inaugurò la Mostra mi dette il riposo, passò in rassegna tutti i miei lavori e rivolto al Preside disse ad alta voce :
”Questo avanguardista deve cambiare indirizzo di studi! Abbiamo il dovere, il do-ve-re di aiutarlo!
Convocate... il padre...”

Ma...mio padre disse al Preside: “A mio figlio ci penso io, ci penso io! “... e decise di farmi cambiare”indirizzo di studi”... Perdendo un anno fui ammesso al secondo del Liceo Artistico…. La nuova scuola mi piaceva……. Studiavo poco ma disegnavo... molto..

(buio-luce diss.)

La mia famiglia era afflitta da problemi finanziari e io per guadagnare qualche soldo facevo i compiti per le mie compagne di classe.
Quando i Professori mi assegnarono una borsa di studio del Collegio Venturoli 416tif la mensilità fu di grande aiuto. In Collegio eravamo quattro, oggi siamo rimasti in tre: uno sono io...un architetto Giorgio Trebbi,.. un pittore...,Sergio Cremonini... Fummo i primi non residenti che non portavano più la divisa e la paglietta. Avevamo l’obbligo di recarci in Collegio per studiare la religione e ogni domenica alla Messa.
Il segretario del Collegio scriveva... “Confidiamo che la beneficenza concessavi sia di stimolo a dedicarvi con zelo e amore allo studio dell’arte da voi prescelta”.
Ora mio padre condivideva in pieno la filosofia del Consiglio d’Amministrazione del Collegio.

Fox-trot

L’anno passò veloce con i Professori delle materie artistiche prodighi di insegnamenti. Fui allievo prediletto di Farpi Vignoli, Campione del mondo... di scultura alle Olimpiadi che precedettero il conflitto mondiale... Fui suo modello, per le sculture della Casa dell’Agricoltura della mia città e collaborai, alla progettazione della nuova sede del Liceo Artistico…..


AVEVO 18 ANNI
Cresciuto per destino nel “clima eroico della guerra”, io allievo di Belle
Arti ,mi recavo con i miei compagni per studiare anatomia all’Ospedale Maggiore nella sala mortuaria....., tra i cadaveri .In quell’atmosfera lugubre con i miei compagni assistevo impaurito alla lezione del professore che, con il bisturi... metteva a nudo la muscolatura del cadavere da studiare. Finito il suo lavoro,ci invitava a ritrarre le parti anatomiche scoperte e lasciati soli, noi per reagire alla paura, inscenavano macabre “goliardate” che terrorizzavano le nostre compagne ma anche, e non poco, noi stessi che forse... tentavamo di esorcizzare la morte o...forse.. la guerra.

Fox-trot (buio – luce)

IL COMANDO DELLA GIOVENTU’ ITALIANA DEL LITTORIO ALL’ORGANIZZATO LUCIANO DAMIANI PRIMO CLASSIFICATO IN PITTURA AI LUDI JUVENILES... ORDINA: TROVARSI ROMA GIORNO 1° AGOSTO. PERFETTAMENTE EQUIPAGGIATO VIAGGIO PREMIO GERMANIA GRUPPO GIOVANI ARTISTI.”
Firmato Bozzoni.
Il telegramma sorprese tutti in famiglia:mio padre non fece commenti, mia madre era preoccupata per via della guerra, mio fratello disse che ero il solito raccomandato.

Fox-trot (buio- luce diss.)

Dal mio diario di viaggio... 10 agosto 1942 arrivo a Roma alle ore 8.15. Sistemazione alla Caserma Cadorna al Foro Mussolini... ore 11 visita allo Stadio dei Marmi……..
20 agosto:”Direttissimo Roma-Vienna” in seconda classe. Dormo sul portabagagli un sonno profondo…….

22 agosto: a Villaco ricevimento nel cortile del Borgomastro. Pranzo di gala con bande, canti della Gioventù Hitleriana.
Chi ci guida e comanda è il Federale di Zara, a tutt’oggi non ci ha rivolto una sola parola……

Il 30 agosto visita alla città di Vienna, monumenti, opere d’arte, visita alla metropolitana……
Il 31 mattina visita ad una mostra d’arte di artisti inarmi. Mah!!! Più armi
che artisti! Al pomeriggio al cinema lo “Sbarco a Dieper”. Ancora guerra! Dormo!

Fox-trot

Vent’anni dopo a Vienna, verrò eletto all’Accademia di Belle Arti, successore di Caspar Neher alla Cattedra di Scenografia. Trent’anni dopo alla Staatsoper, farò il “Don Giovanni” di Mozart.

Fox-trot

2 settembre:partenza per S.Leonhard ove si trova la tomba dei genitori del Führer.
Il rito della deposizione della corona tocca a me e a Nicolai di Roma.

3 settembre: 14.50 arrivo a Salisburgo. Ore 20.30 concerto di musica al Mozarteum ……
fox-trot
Ventidue anni dopo a Salisburgo farò scene e costumi per”Il Ratto dal Serraglio “con la regia di Strehler e alla direzione d’orchestra, il giovanissimo Zubin Mehta.

6 settembre, ore 13.20 partenza per Monaco. Arrivo alle 16.00. Nessuno... ci ha fatto festa.., la città è popolata di divise e per la prima volta ci rendiamo conto che c’è la guerra, l’oscuramento è totale.
Entriamo in una birreria affollatissima, piena di fumo, donne e soldati... tanta birra, un’orchestrina suona rumorosamente “Oh bella piccinina”. Ci scambiano per truppe in partenza per il fronte russo, ci fanno bere.
Usciamo quasi ubriachi,... rumorosi ci avviciniamo alla Cripta dei caduti. Le guardie ci ordinano di non cantare.

7 settembre: visita alla mostra d’arte moderna... ancora solo scene di guerra.... .

fox-trot

8 settembre: Un anno dopo per noi in Italia sarà tutto “diverso”.

9 sttembreUltimo giorno di permanenza in Germania. Primo allarme

aereo, ci fanno scendere in rifugio .
10 settembre, si parte diretti a Roma

fox-trot

11 settembre, , parto per Bologna. Il treno è affollatissimo, mi siedo a terra e dormo…..

fox-trot ( buio –luce )

Mio fratello013.tif militare in artiglieria. era in partenza per la Russia; presto toccherà anche a me ...

Fox-trot

Mio padre vestiva la divisa di Tenente..delle. Poste militarizzate. Mia nonna paterna era morta. A Modena, nella casa , non c’era nessuno. Al centro, della camera, due cavalletti e la bara aperta.La nonna aveva un piccolo anello al dito con l’effigie di una Madonna; glielo sfilai e me lo misi al dito medio della mano sinistra.

Fox-trot

Al funerale mio padre salutò la salma militarmente, con un colpo di tacco... Quel saluto, rivelò un aspetto di mio padre che non conoscevo .
Aveva fatto la guerra del ‘15-‘18 e gli era rimasta, raccontava mia madre, un’avversione profonda per il nemico. A noi non parlò mai di politica, solo una volta ci disse “Non createmi problemi….
mettetevi la divisa, andate alle adunate , quando ve lo ordinano, pulite i moschetti e tu obbedisci ai tuoi tutori del Collegio Venturoli”.

Fox-trot

Ma quanti impegni! La scuola, i saggi allo stadio, in Collegio lo studio della religione, i moschetti del sabato sera alla Casa del Fascio, la Messa alla domenica… Ben presto capii che avevo la tendenza alla trasgressione che male sopportavo le imposizioni, e le” vacanze.”.. sempre le stesse,... contrassegnate da tristi vicende famigliari....

Fox-trot.

La morte del nonno materno segnò l’ultima vacanza nella terra degli avi. Il nonno centenario morì nel sonno. Il giorno dopo le figlie lo vestirono e ricomposero in una cassa di legno. lavato con l’alcool melo fecero baciare...... Il cimitero era in cima al monte. Per arrivarci bisognava percorrere un viottolo che aveva la conformazione di un torrente. Io ero dietro la bara, portata dagli zii, e sentivo, percorrendo la salita, il corpo del nonno sbattuto da un lato all’altro della cassa quasi a ritmare le preghiere delle donne. Quella salita fu per me eterna e quel rumore impressionante .
Da quella raccapricciante situazione ne uscii turbato al punto di non volere più rimanere in casa dei nonni,.. l’odore dell’alcool era diventato insopportabile.!Rivendicando la mia indipendenza con il desiderio segreto di incontrare il mio primo amore.... .;.chiesi ai miei di essere esentato dal seguirli in vacanza.
“Se te le paghi tu puoi andare dove vuoi”, mi disse mio padre. Così aiutato dai miei insegnanti mi guadagnai i soldi e con cavalletto e scatola di colori che mi regalò l’amico Pietro Balestrazzi, partii alla volta della Garfagnana.

(buio-luce diss.)

Passando da un casale all’altro, barattando i miei dipinti in cambio di ospitalità raggiunsi Castelnuovo di Garfagnana, dove era nata ed abitava Vera Bianca, mia amata compagna di scuola.
Trovai alloggio presso la Pensione Capitani ove conobbi
un attore di religione ebraica, Bueno Renzo,confinato dal regime, una signora di Vigevano e Giorgio il figlio della proprietaria. Io trascorrevo il tempo dipingendo e rincorrendo per i boschi la giovane Vera Bianca la musa ispiratrice del poeta della Garfagnana Olinto .Dini.

Fox-trot

Castelnuovo di Garfagnana si trova nella valle attraversata dal fiume Serchio, le cui acque, a volte, formano pozze di grandi dimensioni,, che penetrano nel sottosuolo con vortici pericolosi. Fu proprio in una di quelle pozze d’acqua che decisi di fare il bagno. Non avevo fatto due bracciate quando la corrente mi prese e mi trascinò verso il fondo. Mi dibattei, contrastando la morsa dell’acqua ma a nulla servì. Sentii che stavo perdendo l’anello della nonna, toccando una roccia con la mano si sfilò: fu un attimo e... riuscii ad aggrapparmi e con tutta la forza uscii dall’acqua... fu la
salvezza.Non avevo piu l’anello ma mi ritrovai sopra un macigno al centro della pozza e respiravo!
Tremavo ... Gridai.... Nessuno mi sentì.... Dovevo ributtarmi in acqua per raggiungere la riva.Quando mi calmai ...decisi di farlo lontano dal punto pericoloso, toccai subito il fondo, ero in piedi fuori dall’acqua: ero salvo!

Fox-trot

Nel sonno per molto tempo urlai chiedendo aiuto. Ma non era ancora superata la paura della morte per annegamento quando un’altra era in arrivo: la chiamata alle armi!

Fox-trot (buio-luce diss.)

Per godere del rinvio per “ragioni di studio” dovevo recuperare un anno al Liceo Artistico. Il Preside mi concesse la sessione speciale ad ottobre. Il professore Pizzirami, un anziano pittore convocato per un solo studente, arrivato in portineria, un pò seccato gridò: “Ma chi è” Michelangelo?. E con il tema d’esame pensò bene di mettermi in difficoltà... era “Una cartella leonardesca”. Mentre stentavo a svolgere il compito mi passò accanto Farpi Vignoli: lo pregai di aiutarmi. Il professore lesse il tema, , poi, rapidamente, mi disegnò una cartella con un leone rampante…..
Neanche lui conosceva una “cartella leonardesca”. Presi solo la sufficienza.
Era il 1943. Avevo 20 anni e potevo evitare la chiamata
alle armi per motivi di studio.
Il professore di ornato disegnato era Pizzirami, quello di
“ Chi è Michelangelo?”, ci mandava nelle chiese a disegnare prospettive di navate, absidi, cupole: un lavoro che a me piaceva e che svolgevo con molto interesse... Ilprofessore mi affidò la classe e io presi l’incarico di “assistente” disegnando... prospettive per tutti... Alla fine del trimestre il professore, riconoscendo la mia mano le trasferì tutte nella mia cartella tra la delusione delle compagne che mi avevano pagato.

Fox-trot

Frequentavamo per “studio “,noi maschietti, anche altri luoghi... che chiamavamo ugualmente “chiese”.
Come i maestri del passato volevamo cimentarci nell’arte di ritrarre le eteree o le cortigiane o, nel nostro caso, le prostitute. Ci recavamo al mattino alle dieci. A quell’ora non erano frequentati. Con i nostri strumenti di lavoro prendevamo posto nella sala d’aspetto, pronti come i paparazzi della Dolce Vita, a cogliere, con qualche veloce schizzo, gli atteggiamenti delle signore... Eravamo sempre ben accolti anche se squattrinati non potevamo certamente rientrare nella categoria dei buoni clienti...

Fox-trot

La Professoressa di matematica Ripamonti, mi volle sempre alla lavagna a svolgere il compito di casa che non facevo mai e spesso mi apostrofava con un “Salame! stai attento, ti suggeriscono sbagliato!”.Ma mi voleva bene e contribuì a tirarmi fuori da una situazione difficile con il Professore di ginnastica...
Era un ufficiale della., Gioventù Italiana del Littorio. Severo e autoritario, volle imporre la partecipazione ai saggi ginnici a tutti noi del Liceo artistico, che in passato eravamo esonerati. Quando dinanzi ad una scolaresca di balilla ci rimproverò offendendoci, la nostra reazione fu immediata,circondammo il professore... io tentai di prendere la parola ma qualcuno da dietro mi spinse e mi trovai il professore tra le braccia... non lo trattenni e cadde rovinosamente a terra...
Ci allontanammo, tra le risate dei” balilla.”.. mentre il professore ..minacciandoci minacciandomi ...faticava ad alzarsi

Fox-trot (buio-luce diss.)

Io fui sospeso da tutte le scuole del Regno, ebbi sei in condotta al secondo trimestre e l’insufficienza in educazione fisica. Se al terzo trimestre avessi mantenuto quelle votazioni non avrei ottenuto la maturità. Ma un premio di pittura che ancora una volta mi attribuirono riportò all’ordine del giorno il mio caso, e al terzo trimestre ottenni, con la sufficienza in condotta e sette in educazione fisica la “maturità”.

Fox-trot

Cantate, gridava il professore di ginnastica,”vincere e vinceremo... Cantate!! Vincere e vinceremo in cielo in terra e in mare.!! cantate! Vincere e vinceremo…..

(buio) CAMBIO
(fox-trot Cercano in tutte le direzioni )

Quando mio fratello tornò in Italia, dopo la drammatica ritirata di Russia... Lo rividi una sola volta, poi più.

(luce)

Anche per me era arrivata l’ora della chiamata alle armi..... Dalla finestra di casa... vedevo passare in via Sant’Isaia i resti dell’esercito italiano, prigionieri dei tedeschi... non sapevo cosa fare... . Mio padre su tutte le cose di casa metteva il timbro “Ten. Remo Damiani”. Sperava così di recuperarle , nel caso fosse stata colpita dalle bombe.

Mia madre sospettando qualcosa di brutto una volta mi disse: “Non ti far vedere, hanno chiesto perché sei ancora a casa! Suo figlio non va militare”?... All’allarme cercavo di non farmi vedere... raggiungevo correndo un rifugio sotto la collina,in via Saragozza.... avevo paura.

Fox-trot

Alla Caserma d’Artiglieria c’era una lunga fila di gente, vecchi, giovani, donne... Il Comando tedesco aveva ordinato la consegna delle armi... “Vedi - mi disse Giorgio Masetti - con dei moschetti balilla o qualche vecchia rivoltella impacchettata bene, se prendiamo il posto di chi è in fila e ci facciamo dare il foglio delle generalità consegniamo...ai tedeschi l’arma fasulla.;la vera ce la teniamo ..per fare... soldi.Era una buona idea e decidemmo di.. procedere..
Il giorno dopo Masetti portò le “armi”, a me dette la pistola e lui si tenne il moschetto balilla .Davanti alla Caserma osservammo. la fila di gente con le “armi “alla ricerca di qualcuno da “aiutare”. Io individuai un vecchietto che portava, con tutte e due le mani, una scatola. Mi avvicinai e gli chiesi se voleva che facessi io la fila per lui... fu contento, io presi il suo posto e la scatola e arrivato davanti all’Ufficiale consegnai il pacco con l’arma fasulla. Il militare l’aprì, ne uscì uno scheletro di rivoltella arrugginito, fece un gesto di stizza, gridò un’insolenza, buttò l’arma nel mucchio
e firmò. Io uscii e portai il documento al Vecchio. La scatola .l’avevo nella tasca del cappotto. Attraversai la strada......Un uomo mi fermò e mettendomi una mano sulla spalla:

“Ti abbiamo osservato,... tu devi essere dei nostri,... devi lavorare per i nostri ideali...”. Non capii. Mi girai impaurito a cercare Masetti: non c’era più! Scappai... da quegli uomini: mi stavano dicendo cose che non volevo sentire...
Prima di giungere a casa guardai ciò che avevo in tasca: era una rivoltella Browning 6, 35 con una scatola di proiettili. Ero armato! Non sapevo il perché ma mi sentivo... “bene”.

Fox-trot

Ero incosciente! Il bando del comando tedesco avvisava che sarebbe stato passato alle armi, sul posto, chi fosse trovato armato. Vivevo fuori dalla realtà! Al bar, quello all’angolo del Palazzo Comunale, vidi, seduti ad un tavolino, i professori Farpi Vignoli e Luciano Minguzzi, sedetti con loro.”Che fai?”mi chiesero”Nulla” dissi, e mostrai loro la rivoltella:”Vattene, vattene via. Sei pazzo?”. Me ne andai ridendo... A casa, nascosi l’arma e per qualche tempo la dimenticai...

Fox-trot

Era destino che ancora incontrassi vicino a casa, Farpi Vignoli che come se mi avesse già parlato altre volte, iniziò a dirmi dell’assurdità di combattere la Russia e il comunismo: io, che avevo un fratello mandato in Russia a combatterlo, non capivo. Il professore se ne rese conto e cambiò argomento. Entrammo in una vecchia casa di via degli Orbi, salimmo al secondo piano.
Mi presentò ad un uomo che sembrava essere un capo. “Io lo conosco - disse rivolto a me- E’ uno dei nostri!”.
Era quello che mi mise una mano sulla spalla davanti alla Caserma d’Artiglieria: e ancora la fatalità, era il fratello di Farpi Vignoli! Fecero subito progetti per me: “Puoi andare alla Caserma dei Bersaglieri a prendere i mitra.? “Io alla Caserma non ci vado: c’è il mio amico... Balestrazzi... “,”Puoi passare le linee del fronte in Toscana
e portare...”,”Non saprei, come? Sono renitente...” “Abbiamo capito, allora vai... a Faenza...” “Questo è l’indirizzo della madre di una nostra allieva di scenografia... Vai, ritira una valigia, butta l’indirizzo e ritorna qui!”. Questa era una cosa che potevo fare. L’indomani partii alla volta di Faenza...

Fox-trot

All’indirizzo trovai una donna che, in una grande stanza vuota, sfilava da una fessura sotto il battiscopa delle strisce di cuoio verde che arrotolò strette e stivò in un valigione di fibra. Quel cuoio sarebbe servito, ai combattenti partigiani che iniziavano ad organizzarsi. Presi il valigione, salutai e, faticosamente, raggiunsi la stazione. Aspettavo il treno quando, con la coda dell’occhio, vidi arrivare una pattuglia di militari armati. Era una pattuglia fascista... che entrava in servizio dopo l’8 settembre a Faenza. I militi a fatica alzarono la valigia, l’aprirono e mi arrestarono.
Scortato verso il centro della città pensai a mia madre, a Bianca, a mio fratello.Avevo le lacrime agli occhi. In un bar mi interrogarono,mi chiesero le generalità e dove avessi preso quel materiale, ma io non ricordavo”.mi minacciarono.. Mi portarono in giro per farmi ritrovare la casa, ma non la riconobbi. Infine mi rinchiusero in una scuola in un’aula al piano rialzato, non custodito. Più tardi a notte inoltrata,mi fu facile scappare .

Fox-trot

Il giorno dopo, a Bologna, in via degli Orbi, non trovai nessuno... A casa dissi ai miei che sarei andato a Castelnuovo di Garfagnana a trovare Bianca, temevo che venissero a cercarmi. Preparai un tascapane con poca roba, la scatola dei colori e il cavalletto. Recuperai la Browning e una maschera antigas lasciata a casa da mio fratello. Chissà perché la portai con me!!!
Durante il percorso, fatto parte in corriera e parte in treno, non incontrai nessun militare. Tutto appariva tranquillo. Presi alloggio alla pensione Capitani, rividi i vecchi pensionanti, conobbi i nuovi: un giovane di Livorno, e due signori di Pisa. La signora,era proprietaria di una casa di tolleranza non si vedeva mai,dicevano che avesse ammazzato, con una bottigliata in testa, un soldato tedesco.
Passavo le giornate come ai vecchi tempi.Si avvicinava Natale faceva freddo, ridussi la mia attività pittorica.
Da mio padre ricevetti due raccomandate del Collegio Venturoli, aprii le buste e mi prese un colpo.
“A NOME DELL’AMMINISTRAZIONE DEL COLLEGIO, VI INVITO A DOCUMENTARE LA REGOLARITÀ DELLA VOSTRA POSIZIONE MILITARE PRESENTANDO A QUESTA SEGRETERIA, ENTRO OTTO GIORNI, IL RELATIVO ATTESTATO DELLA COMPETENTE AUTORITÀ MILITARE.”
Non mi aspettavo una simile ingiunzione. “Fai quello che ti chiedono. E’ per il tuo bene!”.
Più di una volta mio padre me lo ricordò.
Corsi a casa di Bianca. La madre era impiegata al Comune, forse poteva fare qualcosa. Mi procurò un documento: era un permesso per un soldato sbandato del disciolto esercito. Forse non sarebbe servito a nulla per il Collegio Venturoli ma mi tranquillizzò.
Avevo 20 anni e sei mesi, ma ne dimostravo molti di meno.

(buio-luce diss.)

Una mattina, nel greto del fiume Serchio, due giovani si pestavano di santa ragione: intervenni per dividerli ma uno mi colpì; allora reagii e il giovane finì a terra. Perdeva sangue dal naso, anch’io ero sporco . Rientrando passai. accanto alla giornalaia che disse:”Quello è un fascista, te la farà pagare!”. Due sere dopo, la signora di Vigevano ,rientrata in pensione, dalla Casa del Fascio , mi informò:”Guarda Luciano sei nella lista. Questa notte ti vengono a prendere...
Questa notte ci vengono a prendere...”. Agitatissimo corsi ad avvisare il giovane livornese e il signore di Pisa: “Questa notte ci vengono a prendere! Ci vengono a prendere!”. Il signore di Pisa mi invitò a stare calmo: lui prese in mano la situazione! E preparò il piano di fuga.

Fox-trot

Un’ora dopo ci trovammo tutti e tre nel sottotetto di una trattoria da dove si potevano osservare i movimenti dei militi della Casa del Fascio.
Da più di un’ora nessuno entrava o usciva, allora decisi di andare a salutare Bianca.
Presi una bicicletta, velocemente feci la discesa, attraversai il ponte Castruccio Castracani e infilai la strada della stazione. Giunto alla casa, abbandonata la bicicletta, da sotto la tromba delle scale urlai:”Addio Bianca! Vado via!”.
Bianca scese piangendo, ci abbracciammo e ci promettemmo amore... poi io ripresi la bicicletta e di corsa ritornai alla trattoria: non avevo incontrato nessuno.
A notte fonda raggiungemmo la ferrovia... il treno merci non si fece attendere. Procedeva lento... salimmo. Io buttai la maschera antigas, la pistola la tenni nella tasca del cappotto. Il treno a Bagni di Lucca fece una breve fermata, io scesi ; il giovane livornese .si svegliò in tempo per salutarmi con un gesto..
Volevo tornare a Bologna e decisi di prendere la prima corriera... sembrava vuota ma ben presto si riempì: salii all’ultimo momento. Ero dietro, contro il vetro posteriore, il terzo dopo la portiera, eravamo in tanti e quasi non ci si poteva muovere. Dopo un breve tratto tra i monti... ad un posto di blocco la corriera si fermò... Davanti salì un tedesco, dietro un fascista... chiese i documenti a due persone a sedere, si girò e li chiese alle due persone di fianco a me, poi nuovamente si girò. Con il gomito mi feci strada spostandomi alla mia destra e guardai fuori, il militare si girò nuovamente; riconobbe la terza persona e chiese i documenti alla quarta. Mi feci piccolo, trafficai con la mano destra per infilarmi la pistola nella manopola di lana, mi girai e colsi nello sguardo del mio vicino un sorriso di intesa... Il tedesco venne verso il fondo, forse aveva visto la mia manovra e intimò a tutti di alzare le mani.
Ci perquisì, la pistola era nella mia mano destra, nella manopola: con un leggero tremito... respirai profondamente!

Quando ripartì la corriera, cercai di andare avanti e sedere: tremando, battendo i denti... trattenni le lacrime.
Ci fermammo nella notte in una stazione a dormire per terra in attesa del treno. Io pensai solo di liberarmi della pistola: quando arrivai a Casalecchio la pistola non l’avevo più.
Con il berretto calcato sulla testa, andavo verso casa guardando a terra: avevo capito una cosa, o per lo meno credevo, che se volevo passare inosservato, dovevo evitare di guardare negli occhi il prossimo....La prima persona che incontrai al mio ritorno dalla Garfagnana fu Farpi Vignoli, sfollato a Casalecchio. Le domande furono: “Da dove vieni? Che succede in montagna? Vi state organizzando?” Non sapevo cosa rispondere e non dissi nulla perché non avevo nulla da dire: lo salutai promettendogli che sarei andato a trovarlo.
A casa, mia madre era contenta di vedermi, mio padre meno: “Ricordati, è un Ufficiale che ti parla! Tu devi fare quello che ti dicono i tuoi tutori del Collegio. Rispondi, che vuoi fare?? “Non lo so, non lo so”. Mia madre chiuse porte e finestre preoccupata che i vicini sentissero. Per un lungo periodo parlai solo con mia madre e non uscii di casa. Per settimane disegnai costumi storici: decine, centinaia, un libro intero. Poi, un giorno, dopo aver stampato ancora una volta la fronte e il naso ai vetri della finestra, mi girai e... come se mi fossi svegliato di soprassalto: “Mamma, me ne vado!”.

Fox-trot (buio-luce)

Il Distretto Militare era stato trasferito a Casalecchio, alla gente in attesa fuori chiesi informazioni: “Cosa poteva accadere ad un renitente?” Uno disse: ”Ti caricano su un carro merci e ti portano in un campo di concentramento in Germania... Non ti salvi!”, e un altro: “Se ce la fai a raggiungere La Spezia è fatta. Lì arruolano tutti!”.Presi la strada per raggiungere La Spezia. Giunsi dopo due giorni alla Caserma dei Mezzi d”Assalto della Marina. Volevo andare a combattere... scelsi i reparti più ardimentosi, ma fui scartato. Insistetti, rifeci la fila per un”altra specialità, arrivato davanti all’Ufficiale: “Che mestiere fai?”, “Il pittore”, “Di dove sei?”, “Di Bologna”, “Vai a Ferrara, sei vicino casa”.

Fox-trot

Mi spedirono a Ferrara: non era il fronte ma... era meglio così. Eravamo in due: io e un graduato, un vero marinaio, di Livorno”.Era armato. Durante il viaggio non parlò, guardava fuori. A Bologna non pensai di passare a salutare i miei: mi dispiaceva per mia madre, ma l’idea di farmi mettere sull’attenti da mio padre non mi andava proprio!

(buio-luce ) CAMBIO.

L’alloggio a Ferrara era un appartamento in una vecchia grande casa nel ghetto, dal disordine s’intuiva che era stata saccheggiata.: “Ma... noi chi siamo?”Chiesi al mio capo “Siamo dell’Ufficio Arruolamento della Marina e dei Mezzi d’Assalto”. “E che facciamo?”. “Apriamo un ufficio, e se viene qualcuno che vuole arruolarsi, lo arruoliamo, esattamente come è successo a te quando ti sei presentato a La Spezia”. L’Ufficio era in piazza del Duomo. La città era spesso bombardata a causa della presenza di un campo di aviazione dei tedeschi. Pochi i rifugi sicuri.

La città appariva quasi vuota, molti negozi erano chiusi, le tracce dei bombardamenti erano evidenti ovunque. Di notte la desolazione e il silenzio mettevano paura, l’oscuramento era totale per via dei voli notturni dei famosi “Pippo”che, volando a bassa quota, colpivano qualsiasi punto luminoso.

(buio-luce-voci disperazione)

Una notte Ferrara fu colta da un allarme aereo intempestivo, subito centinaia di bengala illuminarono a giorno la città ed iniziò un bombardamento pauroso
Mi rifugiai di corsa nel primo portone aperto e, a bengala esauriti, il buio sembrò essere maggiore, punteggiato dai bagliori delle bombe a scoppio ritardato. Nel buio, mi ritrovai ad avere tra le braccia una persona, la paura non ci fece allontanare: ebbe così inizio una bella storia d’amore. Lei si chiamava Mara, era giovane, bella, bionda e dalle forme armoniose, profumata. Lavorava in un Consorzio Agrario, la vedevo soltanto alla sera. Abitava in quel portone ove ci abbracciammo la prima volta, a pochi passi dal mio.

Fox-trot

Ero rimasto solo nel grande appartamento “pieno di fantasmi”. Mi barricai in una stanza, quella con la finestra che dava sopra al portone d’ingresso. Fuori, a sinistra, c’era un campanello a strappo,con la maniglia a staffa, per aprire il portone bisognava scendere... La situazione era ideale per passare le serate con Mara: lei posava ed io disegnavo. Stanchi andavamo a letto insieme; abbracciati, dormivamo profondamente:
non abbiamo mai fatto l’amore. Disegnavo ogni sera per ore, per settimane intere il suo viso, le sue mani, i suoi seni.

Poi, l’inaspettato trasferimento del Consorzio Agrario dov’era impiegata, interruppe i nostri incontri. Le detti il mio indirizzo di Bologna, l’accompagnai al treno, la vidi partire: era sul terrazzino dell’ultimo vagone, mi salutava con il braccio alzato e la mano: “Addio!”

Fox-trot (buio-luce )

Durante un bombardamento mi ritrovai lontano dal rifugio del Castello e mi infilai dentro ad una trincea: c’ero io e un gatto. Sentendomi insicuro uscii . Ero per strada quando un sibilo assordante mi fece buttare a terra. Al cessato allarme mi alzai e raggiunsi il mio ufficio.
“Ti è andata bene, pulisciti! -mi disse il capo - questa volta gli diamo una “lezione”. Dopo i bombardamenti gruppi di sciacalli saccheggiavano le tabaccherie e il capo aveva deciso di dar loro una lezione , sparò in alto. Risposero al fuoco e il capo .sparò di nuovo . Inseguiti scapparono lasciando a terra un’arma con il caricatore vuoto! “Questa è tua” mi disse, “non puoi andare in giro disarmato. Prendila, ti può servire”, e mi consegnò il” bottino.”

Fox-trot

Una sera in piazza tre ragazze ci corsero incontro prendentoci per mano ci invitarono baciandoci e palpandoci ad andare a casa loro a fare l’amore. Una mi trascinò in una squallida, camera da letto. Io protestai mi liberai e feci per andarmene.Lei chiuse la porta a chiave mi saltò addosso ridendo, urlando, graffiandomi, strappandomi la divisa.cercando di spogliarmi Nacque un vero corpo a corpo... capii che dovevo “liberarmi”.
Sfondai la porta e uscii mentre lei sulla porta urlava insolenze in ferrarese tirandomi dietro di tutto.

Giunto a casa ripensai a quello che mi era accaduto, sbarrai più delle altre sere porte e finestre, ricucii la divisa e andai a dormire. A notte fonda fui svegliato dal suono del campanello. “Che strano!”. Non risposi,
ripresi a dormire. Ancora il suono del campanello. Mi alzai: non potevo più rimanere a letto; al buio cominciai a vestirmi e attesi. Per farmi coraggio riempii di proiettili il caricatore della pistola. Ma ecco di nuovo il suono del campanello. Aprii i vetri e, con le persiane socchiuse, chiesi urlando: “Chi è? Chi è?”. Non ottenni alcuna risposta: avevo paura! Finii di vestirmi e attesi sveglio l’alba: al prossimo suono del campanello avrei sparato! Il campanello suonò di nuovo, balzai al davanzale della finestra non mi resi conto ma partì una raffica, guardai: sotto non c’era nessuno. Il caricatore della pistola era vuoto.lo ricaricai. Scesi per aprire il portone, il campanello suonò ancora: girai lo sguardo e vidi, in alto, lungo il tratto orizzontale dell’asta del campanello, correre un topo...

Fox-trot (buio-luce diss.)

Eravamo in treno, diretti a Comacchio, e stavo mostrando al mio capo la strana arma degli sciacalli quando partì nuovamente una raffica che bucherellò il soffitto della carrozza. Il capo si alzò, si guardò attorno: “Ma perché non hai messo la sicura?”. “Non so - risposi - mi sento strano”, un calore improvviso mi assalì per tutto il corpo, mi toccai cercando il punto dove ero stato colpito, mi alzai e sentii la gamba sinistra appesantirsi, la toccai era gonfia, la ferita pulsava.
Il capo si sfilò il cinturone e melo rigirò più volte al di sopra del ginocchio. Era tutto chiaro: mi ero sparato.
Il capo mi fece scendere a Codigoro e mi portò all’ospedale. Da poco era cessato un allarme. Sul delta del Po avvenivano battaglie aeree tra caccia alleati e dell’Asse. Un caccia era stato colpito e il pilota si era salvato col paracadute, ma ferito ad una gamba.
Fui portato in sala operatoria. attendevo il turno in barella quando si aprì la porta e ne uscì un infermiere con, su un vassoio, un piede amputato: trasalii, pensando che mi sarebbe toccata la stessa sorte...

Fox-trot

Il capo era intento a raccontare bugie sull’accaduto. “Vuoi dire che ti sei sparato per andare a casa? Sai come va a finire?”.
Dovevo fare anche “l’eroe”: un’imboscata lungo la ferrovia... Non ci credette nessuno, tanto meno chi mi operò. Il proiettile me lo fecero vedere, era schiacciato, deformato dalla resistenza dell’osso.
“Tu sei stato fortunato: la gamba ce l’hai ancora”. Mi ingessarono e per settimane rimasi a letto, costretto in posizione orizzontale.

(buio-luce diss.)

Ancora convalescente chiesi ed ottenni di andare a trovare i miei . Fu un viaggio notturno con la poco gradita compagnia dell’aereo “Pippo”. Il treno si fermò in aperta campagna: scesi e chiesi un passaggio su un cingolato tedesco. Con quello passai il ponte di Galliera ,vidi l’Istituto “Guglielmo Marconi” bombardato,distrutta Porta Lame.
Abbandonato il cingolato mi avviai a piedi verso casa, avevo il cuore in gola: chissà se e come l’avrei trovata.
Il palazzo era intatto. A casa c’era solo mia madre, mio padre era via; Bruno si era nuovamente presentato alle armi. “Ha voluto seguire il tuo esempio - disse mia madre - quasi volesse darmene la colpa - ma che hai fatto alla gamba? “Niente, un incidente”.
L’indomani mi presentai davanti al portone dell’Accademia di Belle Arti. Il Direttore Giacomelli da dietro la vetrata, , mi guardò dall’alto in basso e, calandosi gli occhiali sul naso, sorridendo, mi chiese: “Ti sei fatto male? Ti sei fatto male...”
Virgilio Guidi, che lo seguiva, capì il tenore della battuta e con la pipa rivolta in basso, mi fece cenno di picchiare.

Fox-trot-(buio-luce-diss.)

A Ferrara trovai l’ordine di partenza, dovevo raggiungere prima il Commando a Vicenza, poi la nuova sede a Sondrio. Partii due giorni dopo, alla sera. Alla stazione trovai un treno-merci che andava verso il nord e salii.
Il treno partì ma subito dopo si fermò, poi riprese e si fermò di nuovo prima di Ponte Lagoscuro: , a piedi mi incamminai lungo la strada che portava al traghetto, sul fiume Po gestito dai soldati tedeschi. Un tunnel di reti mimetiche cancellava la strada alla vista degli aerei alleati, una colonna di mezzi pesanti mi sorpassò. Per un tratto entrai nel tunnel, sentii arrivare “Pippo” che, a volo radente, passò due volte, poi si allontanò. Ero stanco, avevo sonno, nel buio vidi davanti a me la sagoma di un mezzo militare: un gippone con la cappotta abbassata.
Il silenzio era assoluto, la cappotta del gippone aveva la forma invitante di un’amaca, mi adagiai sopra e mi addormentai

Fox-trot

Fui svegliato dalle urla dei tedeschi, due fari mi accecarono, saltai giù e intravidi di fronte a me due motociclette della gendarmeria tedesca, e due militari con le armi spianate. Dal gippone una donna in italiano mi invitò, , ad andarmene e in fretta mi avviai verso il traghetto. Proseguii con la sensazione sgradevole che stavo voltando le spalle alle armi dei tedeschi. Con la coda dell’occhio vidi a bordo del gippone alti ufficiali e il Comandante della colonna... Ancora una mia imprudenza che poteva costarmi cara..
A piedi arrivai a Rovigo poi in treno a Vicenza, dove ricevetti istruzioni per la nuova sede a Sondrio dov’era l’ufficio.

Fox-trot (buio-luce diss.)

A Sondrio nevicava da giorni. L’alloggio era presso la pensione Della Cagnoletta. Mangiavano tutti alla stessa tavola il Capo ed io, Bruno, il figlio del proprietario e un altro giovane, Pietro Bada....-. L’Ufficio arruolamento era aperto, il nuovo Capo che come l’altro veniva dalla Marina, era già sul posto. L’Ufficio si trovava in vecchio edificio in una piazzetta del centro, al primo piano.
Sullo stesso ballatoio, c’era l’appartamento della famiglia del , padrone di casa un generale degli alpini.
La neve era molto alta. La spalai e modellai una figura di un marò. La feci a imitazione delle sculture del Foro Mussolini.

Era al centro del cortile, da fuori la si vedeva bene... Un giorno si fermò a guardare il fantoccio di neve un milite della Guardia Repubblicana, Bruno Bellesia, un pittore. Alludendo al marò di neve mi disse: “Alla fine... il problema è, come liberarci delle uniformi!... ma poi aggiunse, vieni a Bellavista a trovarmi...” “Lassù... come mai lassù?” - risposi meravigliato. “Vieni a trovarmi...” - replicò - “Vieni...” Non colsi l’invito... Avrei dovuto capire che forse lui voleva suggerirmi una soluzione. Avrei dovuto ricordare l’aggressione delle ragazze partigiane di Ferrara... il sorrisetto del Direttore dell’Accademia... poi che il pupazzo di neve sarebbe stato”prudente “pensarlo con un diverso soggetto ...

Fox-trot

Un giorno un russo in divisa tedesca si presentò in ufficio, ubriaco, non si capì cosa volesse ... e poiché molestava fu cacciato. Scese le scale urlando e giunto nel cortile abbatté il fantoccio di neve, forse, pensammo, perchè era ubriaco. Poi fu visto in compagnia di Bruno ma io non avevo la capacità di decifrare messaggi... o comportamenti. Per me l’unica via possibile era quella della sopravvivenza... quella dell’ideale... della libertà... non la conoscevo, e non presi in seria considerazione certi “ avvertimenti”. Della loro importanza solo molto tempo dopo mi resi conto.
Un altro fatto che sembrò di poco conto ma che poi si rivelerà per me tragico, fu quando Bruno della Cagnoletta che faceva contrabbando di gomme d’auto dalla Svizzera avendo necessità di benzina per il trasporto, mi chiese di accompagnarlo dall’autista del Comando Tedesco che si diceva ne facesse mercato nero.Contrariamente a quanto pensava Bruno la mia divisa infastidì l’autista e della benzina non se ne fece nulla... tutto sembrava finito lì ma....................

Fox-trot (buio-luce diss.)

Si presentò in ufficio un giovane che chiese di essere arruolato...” come mai una tale decisione..... ora che la guerra volgeva al termine.”.. con la salute chiaramente compromessa... “Perchè vuoi arruolarti? Rimani con noi, ti mandiamo all’ospedale... quando ti sarai ristabilito, ne riparleremo...” Fu ricoverato e gli feci visita alcune volte. Poi il giovane, ristabilitosi, una notte pensò bene di andarsene ad “ arruolarsi” altrove...

Fox-trot

Dovemmo smobilitare l’ufficio, il Generale ci sfrattò... “... la figlia perorò la nostra causa ma senza successo..
. Stavamo ispezionando una possibile nuova sede, un negozio di calzoleria abbandonato... quando alcuni colpi di arma automatica provenienti dall’alto colpirono, a pochi metri di distanza, il selciato della piazza... Ci mettemmo al riparo... Bruno che era con noi, ci tranquillizzò dicendo che era un’azione dimostrativa dei partigiani dalla località Bellavista... il segno della loro presenza... ma senza l’intenzione di colpire... un avvertimento... diceva...........

Ma Bruno, quella bottega, l’autista del comando tedesco... Pietro Bada, il russo, il giovane che voleva arruolarsi... ritorneranno protagonisti della mia vicenda in circostanze difficili e in alcuni casi drammatiche.

Fox-trot

Alcuni sfollati toscani, attori dilettanti, mi offrirono di fare la scena per l’Antenato, allora io non avevo nessuna nozione di scenografia ma accettai ugualmente. Organizzai un laboratorio in una palestra e iniziai lavorare di sera e... di notte..” Dopo due settimane portai a termine il lavoro, ma di quelle scene non è rimasta nessuna traccia nella mia memoria.
A Firenze nel 1976, durante l’allestimento dello spettacolo “Utopia”di Aristofane regia di Luca Ronconi, un signore in piazza Santa Croce mi avvicinò e mi disse: “Lei non si ricorda di me? Ero a Sondrio quando, forse, fece la sua prima scenografia!” tutto preso dal lavoro non chiesi com’era...

La neve e il gelo rallentavano la vita nelle strade di Sondrio. In compagnia di Bruno Della Cagnoletta e Pietro Bada, raggiunsi la località Bellavista per partecipare ad una festa. Bruno e Pietro mi assicurarono che non ci sarebbero stati problemi, avremmo mangiato e bevuto in allegra compagnia, cosa che per la verità facemmo abbondantemente...... Alla fine mi chiesero di dire qualcosa e fare ancora un brindisi, il vino di quelle parti fa allegro e lucido di mente, ma stronca le gambe. Prima, da seduto, iniziai il mio breve ringraziamento e poi, non proprio saldo in piedi, formulai i miei primi pensieri “politici”.
Previdi la conflittualità a fine guerra tra America e Russia... poi finiti i ringraziamenti, Bruno mi indicò una scorciatoia per scendere a Sondrio...che si rivelò completamente ghiacciata…...

Fox-trot

Non mi reggevo in piedi, feci l’intera discesa, a volte su un fianco o sull’altro, a volte a sedere, ed arrivai sulla strada provinciale, poco dignitosamente, di fronte ad un cinematografo .Entrai cercando un gabinetto: la discesa obbligata, il calore all’interno del locale e il vino mi avevano sconvolto lo stomaco! Mi liberai, mi ripresi, mi ripulii e durante l’intervallo entrai in sala: vidi, o credetti di vedere, tra il pubblico la mia professoressa del Liceo. Sul momento esitai ma lei mi riconobbe, si avvicinò senza paura di compromettersi, mi allungò uno scappellotto e ad alta voce:Pagliaccio! “Che fai vestito così? “ Mi trascinò nell’atrio e mi ripeté: “Ma che fai pagliaccio, vieni a trovarmi domani, ora vai a casa, non stare in giro!”. Fu un incontro sconvolgente!
Sarei andato a trovarla al mio rientro.
L’indomani partii per Milano, dovevo recarmi al Comando Tappa in Piazzale Fiume.
Poca gente in treno, alla stazione di Morbegno due militi mi affidarono un prigioniero da consegnare alla Caserma della Muti di via Rovello. Per tutto il viaggio non ci scambiammo una parola, qualche sguardo. Arrivati a Milano, al centro del piazzale, chiesi al mio prigioniero: “Tu dove devi andare? Dove devi andare?”. Fu sorpreso. Lo guardai, gli strinsi il polso: “Allora... allora vai! Vai!”... Ebbe ancora un momento di incertezza poi prese a correre... Lo seguii con lo sguardo poi.il giovane.girò l’angolo...
Io raggiunsi l’ingresso del Comando Tappa di Piazzale Fiume, vidi a destra le due botteghe trasformate in camere mortuarie, dove stazionavano alcune bare con le vittime della guerra fratricida. Pensai a mio fratello, alla mia persona. Salii negli uffici, come un automa, a ritirare il materiale di propaganda... che non serviva a niente. A Ferrara e a Sondrio non si era mai arruolato nessuno. Mi consegnarono un fonogramma indirizzato all”’ipotetico” Comando Decima Mas di Sondrio. Misero nel mio tascapane anche alcuni fac-simile di propaganda di tessere della Brigata Partigiana Garibaldi…….Giunsi in stazione in ritardo…..

Fox.trot

Mi misi a camminare svelto, quando mi accorsi di essere seguito da due uomini. Allungai il passo, salii su una carrozza e ridiscesi dall’altra parte, corsi in avanti, salii su un altro treno, ne attraversai diversi scompartimenti, ridiscesi e infine salii sul mio.
Pensai di averli seminati! Mi sedetti, con il fiato grosso. Il treno era in partenza, dal finestrino vidi i due inseguitori salire e mi feci piccolo in un angolo. Entrarono nello scompartimento e, con fare attento, mi misero qualcosa nella tasca... Il loro comportamento mi tranquillizzò, presi la “cosa”, la guardai e la riposi immediatamente: capii che, in tasca, mi avevano infilato la tessera della Brigata Garibaldi! La tessera della Brigata Partigiana! “falsa”!... Capii di averla inavvertitamente seminata durante la corsa. Li salutai dal finestrino, non volli deluderli, ringraziai, uno strinse il pugno... in segno di saluto.

Fox-trot

Il fonogramma ordinava l’arresto del marò Carlo della Decima Mas, condannato a morte per un reato politico dal Tribunale della Repubblica di Salò..Ci togliemmo la divisa e partimmo in treno.

Era il 12 aprile del 19 45 e la radio dava l”annuncio della morte per un’emorragia cerebrale del Presidente americano Roosevelt.Quella circostanza ci aiutò distraendo un pò tutti. Carlo fu trasferito all’ospedale di Sondrio.
Forse ci dicemmo, riuscirà a sopravvivere alla sua malattia e alla condanna...
Andai a trovarlo qualche volta all’ospedale, non stava bene e lamentava la vicinanza di un ricoverato che lo infastidiva, il perché non lo disse. Cercai di rivolgere la parola al vicino, ma ebbi una reazione scortese.

Fox-trot (buio-luce )

Il 25 aprile il Comitato Partigiano di Liberazione annunciava con un bando la fine della guerra... assicurava...”Tutti coloro... che depositeranno le armi... ritorneranno a casa... liberi”. Non sarà così per tutti…. non sarà così per tutti …non sarà così per tutti…..

(buio in sequenza )…….(luce )

Passeggiavo ancora in divisa, lungo la strada che costeggia il Mallero, in compagnia della figlia del Generale, quando un giovane ,dal greto del fiume urlò: “Luciano la vedi quella casetta bianca là... vieni a trovarmi!” Era il giovane che voleva arruolarsi...

“Vai a casa”, mi suggerì la mia compagna di passeggiata, “togliti la divisa e io con il tuo capo e con Pietro consegneremo le armi.”

(buio-luce diss.)

Il mattino dopo io ero in piazza, la città appariva abbandonata. Vestivo l’abito civile.
Vidi in lontananza, sul fondo dello stradone che porta a Villa di Tirana, file di uomini a piedi e a cavallo che avanzavano verso Sondrio. Quando arrivarono alla mia altezza mi feci di lato, mi appoggiai al muro, vidi i primi che cavalcavano puledri. Uno si avvicinò, portava in fronte un nastrino rosso, non capii cosa dicesse, mi sembrò di conoscerlo, erano armati con fucili dell’ultima guerra, portavano fazzoletti al collo e nastri rossi sulla fronte. Anche i cavalli erano adornati. Erano russi che militavano nelle file dell’esercito tedesco passati nelle file dei partigiani, altri erano alpini con folte barbe... Salutavano ed io salutavo, assistevo con il cuore in gola a quell’incredibile spettacolo.Ero il solo testimone a Sondrio dell’ingresso dell’Esercito di Liberazione, non vidi altra persona...
Poco alla volta,si aprirono le finestre e le porte e le donne, gli uomini, i bambini, i vecchi... riempirono la piazza... Vedevo botticelle di vino passare sulle teste di mano in mano, versare vino nelle bocche urlanti..”E’ finita, è finita”..“E’ finita, è finita!” Si abbracciavano,ballavano,gridavano
è finita,è finita,è finita…….

Fox-trot (Buio-luce )
(Fine della prima serata) CAMBIO.













La madre


Il padre


Luciano Damiani


A scuola


La casetta, padre, madre, zii, cugini e fratello



Lic. Artistico, disegno di figura






Viaggio premio in Germania





Bruno in Russia


Bruno in Russia


Il padre militare







Paesaggio di L.D. Garfagnana








Liceo artistico















Lic. Artistico Prof. Pizzirani















































Collegio Venturoli



























































































































Costumi storici disegni di L.D.






































Pensieri del giovane studente


Pensieri del giovane studente


Pensieri del giovane studente


Pensieri del giovane studente


Pensieri del giovane studente


Pensieri del giovane studente











Compagni di viaggio "premio" in Germania





Compagni di viaggio "premio" in Germania












Alcune pagine del diario del viaggio "premio" in Germania