Teatro di Documenti

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TEATRO DI DOCUMENTI - v. Nicola Zabaglia, 42 – Roma
tel.  328.8475891

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FESTA DELLA POESIA 2021

La seconda edizione del concorso Premio Poesia e Teatro indetto dal Teatro di Documenti ha raccolto l‘adesione di molti poeti, un numero doppio rispetto all‘anno scorso.
Forse il segnale che in questo anno difficile che ha messo tutti noi di fronte a una realtà lontanissima da qualsiasi fantastica previsione, l‘esigenza di consegnare alla parola poetica le nostre paure e speranze, si è fatta sentire con piú veemente intensità.
Il desiderio di comunicare, cioè di mettere in comune, i propri sentimenti e pensieri è un atto di coraggio, perché il poeta espone il sé stesso piú vero e per questo piú vulnerabile.
Ai poeti tutti, va dunque il nostro ringraziamento.
E vogliamo ringraziare i giurati che con passione e competenza hanno espresso i loro pareri.

Sul nostro sito potrete leggere subito le poesie vincitrici e segnalate, in attesa di proporvele nell‘interpretazione di artisti e attori.
Viva la Poesia!

Premio Poesia e Teatro 2021

3° PREMIO

MONOLOGO NEL GERGO DELLA MALAVITA               Vasco Ferretti


Alla maniera di François Villon

Vasco, io lascio giudicare a voi
se morte cosí atroce meritassi:
asola di coltello nella gola
poi ricoperto sotto quattro sassi
ora abitati da volpi, lupi e tassi.
Mi ha inguazzato una bella compromessa
Con gli angeli custodi e i trapananti
A gattonare il padrone dei morti
In storie di macuba a luce rossa:
croccante, mi scavai cosí la fossa.
Amaro il dolce, dolce l‘amaro.
Mala la vita e la malavita.


La prima volta finii nella babiosa,
la seconda arsenicato nella branda,
la terza con i calici in buiosa,
la quarta con i pazzi in casa granda.
Uscito di cavagna fu la fine.
Nella bruma della bolla del fiore
Pomatavo bardassa bambagiosa
Facendo barattino all‘impagliata
Nel ballo angelicato, quando vidi
Venirmi incontro la comare secca.
Tre cose solamente m‘ebbi in grado,
cioè la donna, la taverna e il dado.


Il battente sull‘Arno scandiva le tre
quando i lupi si pascono di vento.
Per le calcose la magra da lontano
quattr‘assi di denaro nella mano
lanció il dado e io feci caraché.
Così pose fine ai miei giorni perduti
Stoccata di baiaffe e sangue in terra.
Lo sgarro è vendicato dai boiardi.
Cosí m‘han dato agli alberi pizzuti.
Morte, perché m‘hai fatto sí gran guerra?.
S‘i‘ fossi foco, arderei il mondo.
S‘i‘ fossi vento, lo tempesterei.