Teatro di Documenti

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TEATRO DI DOCUMENTI - v. Nicola Zabaglia, 42 – Roma
tel.  328.8475891

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FESTA DELLA POESIA 2021

La seconda edizione del concorso Premio Poesia e Teatro indetto dal Teatro di Documenti ha raccolto l‘adesione di molti poeti, un numero doppio rispetto all‘anno scorso.
Forse il segnale che in questo anno difficile che ha messo tutti noi di fronte a una realtà lontanissima da qualsiasi fantastica previsione, l‘esigenza di consegnare alla parola poetica le nostre paure e speranze, si è fatta sentire con piú veemente intensità.
Il desiderio di comunicare, cioè di mettere in comune, i propri sentimenti e pensieri è un atto di coraggio, perché il poeta espone il sé stesso piú vero e per questo piú vulnerabile.
Ai poeti tutti, va dunque il nostro ringraziamento.
E vogliamo ringraziare i giurati che con passione e competenza hanno espresso i loro pareri.

Sul nostro sito potrete leggere subito le poesie vincitrici e segnalate, in attesa di proporvele nell‘interpretazione di artisti e attori.
Viva la Poesia!

Premio Poesia e Teatro 2021

2° PREMIO

MONOLOGO AI TEMPI DEL COVID–19    Vasco Ferretti

Orazione funebre a Codogno




Aprile è un mese crudele perché genera lillà da terra da foglie morte, ma non crisantemi.

Cosí, senza fiori né esequie proveró a onorare la sua morte con una orazione funebre.

Ero venuto a seppellire un grande uomo. Era mio padre, un uomo da tutti amato e stimato.

Non sono qui per farne l‘elogio, ma per onorarne la memoria dopo quanto di orribile è accaduto.

Il male che viene fatto a un uomo gli sopravvive. Il bene, invece, viene sepolto con le sue ossa.

E cosí sia anche per lui, adesso che ha varcato il confine tra il vivere e il morire.

Mai avrei pensato che una tale offesa contro il genere umano potesse accadere.!

Che si dovesse morire senza una ragione, senza un conforto, senza persone amate al proprio fianco.

E che senza il commiato dei famigliari e degli amici, senza le esequie e i fiori sulla bara, il pianto
dei parenti e il funerale, si venisse dati alle fiamme in un volgare crematorio.

Per poi ritornare in questa stanza mortuaria dentro un‘urna cineraria.

Cosí ha disposto la scienza per evitare pericoli laddove il male era, comunque, già diffuso.

I medici dissero che era fonte di contagio – e i medici, lo sappiamo, sono uomini d‘onore – per cui
hanno deciso (senza cuore) che mio padre, come tanti altri, finisse in cenere.

Era un esempio di rettitudine, un padre affettuoso, uno sposo gentile, un uomo giusto e leale.

Colpito dalla malattia come folgore improvvisa, dopo aver resistito alla morte fino all‘ultimo
respiro, era una ambizione che egli meritasse un funerale? .

La scienza ha deciso che, a causa dell‘emergenza, quel corpo malato venisse scisso dal suo spirito.

Che il distanziamento prevalesse sul caritatevole abbraccio delle opere di misericordia.

Cosí i medici disposero – ed essi sono uomini d‘onore – di evitare ogni rischio di contagio. Cosí è
morto il padre mio senza un sudario, senza una tomba, senza un compassionevole conforto.

L‘ultimo obbrobrio – come in tempo di guerra (senza essere in guerra) – è stato vederli stipati nei
camion militari in lenta marcia mattutina verso il crematorio.

Prego Iddio che possa perdonare una simile offesa. Che queste ossa sopravvivano anche se
frantumate in una polvere grigia.

E che le mie parole possano lenire il male che è stato fatto.

So bene, padre mio, che i medici videro la tua agonia: osso, tendine, sangue contratti e raggelati
dall‘ultimo respiro.

Non dettero, però, ascolto alla tua invocazione di una preghiera sul punto d‘esser detta.

Per quanto ancora dovró io sopportare questo atroce tormento, questo strazio?.

Il tempo, cosí vien detto, lenisce le ferite. Queste sanguineranno a lungo nel mio cuore! . .

Io a te, padre mio, dico: non andartene docile nella notte di Codogno!

Benedicimi, feriscimi con le tue fiere lacrime. Non con un grido, ma con un bisbiglio.

E infuria, infuria contro il morir della luce.

                                                                          — ° —