Teatro di Documenti

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TEATRO DI DOCUMENTI - v. Nicola Zabaglia, 42 – Roma
tel.  328.8475891

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FESTA DELLA POESIA 2021

La seconda edizione del concorso Premio Poesia e Teatro indetto dal Teatro di Documenti ha raccolto l‘adesione di molti poeti, un numero doppio rispetto all‘anno scorso.
Forse il segnale che in questo anno difficile che ha messo tutti noi di fronte a una realtà lontanissima da qualsiasi fantastica previsione, l‘esigenza di consegnare alla parola poetica le nostre paure e speranze, si è fatta sentire con piú veemente intensità.
Il desiderio di comunicare, cioè di mettere in comune, i propri sentimenti e pensieri è un atto di coraggio, perché il poeta espone il sé stesso piú vero e per questo piú vulnerabile.
Ai poeti tutti, va dunque il nostro ringraziamento.
E vogliamo ringraziare i giurati che con passione e competenza hanno espresso i loro pareri.

Sul nostro sito potrete leggere subito le poesie vincitrici e segnalate, in attesa di proporvele nell‘interpretazione di artisti e attori.
Viva la Poesia!

Premio Poesia e Teatro 2021

3° PREMIO

COSA FARMENE             Simona Aloisio



Non faccio parte delle declinazioni piane. quotidiane. comuni ai giorni di tutti.
perché ho carne di aghi. un seno dentro appassito. fuori scrittura i trent‘anni.
Cosa farmene di due miriagrammi di valium. Se le mie notti capricciose volteggiano
con ampie gonne da spose. di ombre e di spessi tessuti. Me li gettano addosso come massi.
Mi premono ora i fianchi– ora gli occhi. Le ho pagate due monete, il costo del trasporto. Avare!
Una stanza d‘albergo senza ricordi. Forse potrebbe aggiustarmi.
Avrei bisogno oppure di una stanza vuota. una stanza da convento. con un lettino e una luce
che si prenda un po‘ di buio. dove punterei gli occhi al soffitto. Perché nulla è messo intorno.
un materasso piatto. per distendere il mio corpo, le sue insensate fatiche.
una stanza cieca.
senza porte né finestre. dentro la luce cammina e muore. scivola e piú non esce.
Cosa farmene del mondo fuori. Se solo sa investirmi e poi scappare.
Io invece voglio. Restare. in questa camera spenta, da convento.
in cui scelgo Io come il giorno puó entrare.
Dietro gli iridi stretti bulloni. Dietro i bianchi strati di inerzie anonime e generali–
                                                                                        quelle dei giorni di festa,
                                                                                                             per capirci,
                                                                               che ci annegano dopo i pasti.
Dietro le crepe e qualche fiocco d‘intonaco– caduto di una guerra verticale.
Un buco. Appare. in un cielo personale. di burro. Smarginato. A mo‘ di cera di candela.
Come fare una stanza. Penetrabile.
Da lí si calano i rumori. Si srotolano fini. ragni o scalatori.
Infiltrazioni dal foro raggrinzito, un ano.
Cosa farmene dei tuoi baci.
Sono quanto c‘è di piú vicino a provviste infernali. Se rimani vivo, solo, nella mia maniera
Scomposta
di amare.