Teatro di Documenti

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TEATRO DI DOCUMENTI - v. Nicola Zabaglia, 42 – Roma
tel.  328.8475891

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FESTA DELLA POESIA 2021

La seconda edizione del concorso Premio Poesia e Teatro indetto dal Teatro di Documenti ha raccolto l‘adesione di molti poeti, un numero doppio rispetto all‘anno scorso.
Forse il segnale che in questo anno difficile che ha messo tutti noi di fronte a una realtà lontanissima da qualsiasi fantastica previsione, l‘esigenza di consegnare alla parola poetica le nostre paure e speranze, si è fatta sentire con piú veemente intensità.
Il desiderio di comunicare, cioè di mettere in comune, i propri sentimenti e pensieri è un atto di coraggio, perché il poeta espone il sé stesso piú vero e per questo piú vulnerabile.
Ai poeti tutti, va dunque il nostro ringraziamento.
E vogliamo ringraziare i giurati che con passione e competenza hanno espresso i loro pareri.

Sul nostro sito potrete leggere subito le poesie vincitrici e segnalate, in attesa di proporvele nell‘interpretazione di artisti e attori.
Viva la Poesia!

Premio Poesia e Teatro 2021

2° PREMIO

DENTRO DI ME C‘È UN URLO    Loris John Fazio




Dentro di me c‘è un urlo e vuole esplodere
adesso. Vuole schizzare in alto e sferzare il soffitto
della libreria, far nevicare intonaco vorticante
come cenere al vento nella stagione degli incendi.
Dentro di me c‘è un urlo che risale dagli abissi
magmatici del ventre, mi scortica la gola
come una lacrima inghiottita, rimbalza tra le mura
del cranio come un‘anima impazzita,
arroventa la nuca, brucia le orecchie,
fa vibrare i denti con la sua eco assordante
che divampa sotto la cute sottile
bruciando le radici dei capelli.
Una bestia ferita si è accasciata muggendo
nelle mie viscere gorgoglianti di bile.
Qualcuno strazia la sua carne ingabbiata,
qualcuno la trascina al macello. Il suo sangue
è fosforo che si riversa nel mio cuore, ogni coltellata
bombarda il mio petto al ritmo del suo dolore.

Con dita sbiancate ripongo il libro sullo scaffale
e mi volto nella burrasca silenziosa.
La libreria è intatta. Bambini cavalcano turbini
sottili e si oppongono ai timidi divieti delle madri.
Su ogni cosa allungano le zampette rapaci
e consumano gli astanti con le iridi avide di mondo.
Mi passano attorno; troppo spoglio il mio scaffale.
Studenti con lo zaino in spalla scrutano accigliati
sezioni di libri stranieri cercando un Dostoevskij
o forse invano un Camus odiosamente assegnato.
Una ragazza mi sfoglia con lo sguardo ma
le mie pagine sono invase dalle rune aguzze
di una lingua nata morta – lei non puó decifrarmi.

Esco. Fuori piove e le gocce sfavillano
del rossoblù di sirene lampeggianti e fanali.
Un uomo corre riparandosi la testa con la giacca.
Inerte io aspetto che attraversi le mie membra di nebbia,
ma la carne è greve e mi urta – non rallenta.
Da una saracinesca abbassata una faccia
grassa di Gargantua mi fissa
con i suoi occhi itterici e stralunati – e ride.
Dentro di me c‘è un urlo.