TEATRO DI DOCUMENTI - v. Nicola Zabaglia, 42 – Roma
tel. 06.5744034 - 328.8475891

             STAGIONE  2019 –  2020  

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neo classic

dal 15 al 24 novembre 2019

SPETTRI, di Henrik Ibsen.
Traduzione, adattamento e regia di Giuseppe Venetucci.
Scene e costumi di Chiara Fabbri.
Con Piergiorgio Fasolo, Nunzia Greco, Giovanna Mangiú, Alessandro Pala Griesche, Mauro Santopietro.
Prod. Federico Alessi.

Spettri, scritto tra Roma e Sorrento nel 1881, debutterà un anno dopo a Chicago, perchè ritenuto in Norvegia un testo troppo scabroso.
L‘Autore descrisse Spettri come ‹ogni genere di vecchie morte opinioni e ogni genere di vecchie morte credenze›, dalle quali non riusciamo a liberarci.
Gli spettri sono figure che ritornano sempre: non si puó seppellire il passato con le menzogne.
Questo è il significato del dramma.
Testo affascinante, che appassiona sin dall‘inizio: una storia tragica e intricata, che tocca vari aspetti (follia, colpe irrisolte, corruzione, incesti e torbide, amare verità) e puó quindi essere letta sotto diversi punti di vista.
In Spettri, uno dei piú rivoluzionari drammi borghesi dell‘Ottocento, espressione del teatro sociale e femminista, Ibsen scuote le fondamenta del teatro borghese, illuminando l‘interiorità confusa dei suoi personaggi, capaci di possedere la statura dei protagonisti classici e, contemporaneamente, le inquietudini interiori dei moderni.
Ecco, il nostro lavoro consisterà proprio nell‘evidenziare la profondità psicologica dei personaggi, cosí complessi e interessanti, cosí veri ed intensi, interpretando le loro contraddizioni e le loro intermittenze: ‹salvare le apparenze e attenersi alle regole›, come suggerisce il pastore Manders, o ‹seguire i propri sentimenti e ribellarsi› come vorrebbe Helen? Avere rimpianti o rimorsi?
Non è forse questo l‘eterno dilemma che stiamo vivendo oggi, in questa epoca cosí confusa, priva di certezze e punti di riferimento, in cui assistiamo ad un totale sfaldamento?
La tragedia, corale, si snoda in un crescendo di eventi e culminerà, lasciando col fiato sospeso, sconvolti di fronte ad un epilogo imprevedibile.
Anche questa è un‘‹opera aperta› sul cui esito e significato (quasi mai deciso dal finale), lo spettatore sarà chiamato a prendere posizione.

GIUSEPPE VENETUCCI, dopo aver seguito i corsi dell‘Accademia Nazionale d‘Arte Drammatica Silvio d‘Amico, inizia la sua attività come aiuto regista di Aldo Trionfo al Teatro Stabile di Torino.
Debutta come regista al teatro Politecnico di Roma, con Povera Gente di Dostojevski.
Chiamato da Diego Fabbri come regista della Cooperativa Odeion con Mila Vannucci, Massimo de Francovich, Nando Gazzolo, Paolo Carlini, quindi da Ileana Ghione, mette in scena vari spettacoli di autori italiani e stranieri (Shaw, Feydeau, James, O‘Neill, Wilde, Cechov, Euripide, Pirandello, Giacosa, Fabbri, D‘Annunzio).
Per due stagioni consecutive porta al successo, con l‘indimenticabile Pina Cei, A spasso con Daisy di A. Uhry.
Allestisce spettacoli di autori italiani contemporanei (G. Lagorio, C. Belsito, G. Guardigli) in molti teatri di Roma.
Partecipa a vari Festival di Teatro: Taormina, Tindari, Benevento, Palermo.
Ha collaborato con le tre reti Radiofoniche Rai con programmi culturali, sceneggiati (tra cui Il nome della Rosa di Umberto Eco, e per la serie I Personaggi della Storia: Maria Stuarda, Cagliostro, Giovanni XXIII, Madre Teresa di Calcutta), drammi e commedie; con Rai International, Radio Lugano e Radio Vaticana, per la quale ha curato un ciclo di commedie del teatro spiritualista.
Per i 500 anni della scoperta dell‘America, ha curato l‘intero ciclo radiofonico dedicato a Cristoforo Colombo.

     

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